L’estetica di Stanley Kubrick

200px-kubrickforlookStanley Kubrick è considerato a tutt’oggi uno dei più importanti registi del XX secolo, specie per la sua espressività lontana dai canoni hollywoodiani e la sua capacità quasi unica di esplorare la gran parte dello spettro dei generi, senza farsi dominare dalle convenzioni, ma anzi trasfigurandole. Malgrado i costi anche elevati che richiedevano i suoi film, ebbe in breve tempo carta bianca per tutte le fasi di lavorazione delle sue opere. Esplicativo a questo proposito, l’episodio di Arancia meccanica: l’unica volta nella storia del cinema in cui un film, che pur stava avendo notevole successo di pubblico, viene ritirato dalle sale da una grande casa di produzione cinematografica, la Warner, per ordine del regista.

La passione per la fotografia è uno dei fili rossi della sua carriera: Kubrick poteva passare ore intere a studiare un’inquadratura, fino al punto da assillare gli attori che comunque lo hanno sempre trattato con un mistico rispetto (“è così modesto e sempre pronto a scusarsi che è impossibile essere offesi da lui” ha detto di lui George C. Scott). Ne viene fuori una cura ossessiva per i particolari dell’immagine, per la prospettiva e l’illuminazione, per la posizione degli attori e degli oggetti di scena, tanto che ogni suo film è studiabile in ogni fotogramma come “album di inquadrature”.

Il senso estetico dei suoi film è però il risultato di un lavoro di integrazione fra diversi canali comunicativi: il contesto reale delle sue storie è infatti un tessuto di immagine e musica, elemento fondamentale per veicolare emozioni nello spettatore. In ogni pellicola il regista recupera ispirazioni dalla storia dell’arte di ogni secolo, da Jack Torrance abbandonato sulla sedia di lavoro che richiama Il sonno della ragione genera mostri di Goya, ai magistrali piani sequenza di Barry Lyndon, continue citazioni dei quadri inglesi tra il Cinquecento e il Seicento. La musica inoltre, elemento fondamentale, sottolinea in ogni film momenti particolari. Dal “Ludovico Van” di Alex che celebra la sua ultraviolenza, al candido swing della chiusura de Il dottor Stranamore che celebra con leggerezza la fine dell’essere umano imputabile alla sua stessa stupidità. Ogni momento costruito tra immagine e suono è una risata a denti stretti sulla convenzionalità, è un rasoio che seziona i comportamenti degli attanti svelando come dietro le grandi ideologie ci sia solo la bassa animalità dell’essere umano.

Anche il tempo dell’azione è utilizzato da Kubrick come veicolo espressivo e fa parte di quel tessuto comunicativo che ha sperimentato in ogni suo film: le inquadrature sono spesso prolungate, esitanti, gli attori recitano in uno stato quasi ipnoide (evidenti gli esempi di 2001: Odissea nello spazioLolitaShiningEyes Wide Shut e, per certi versi, anche Arancia meccanica), lasciando lo spettatore libero di indugiare sulle singole componenti dell’immagine. Più che alla parola, Kubrick era interessato all’organizzazione spazio-temporale della narrazione, facendo perdere lo spettatore in una metacomunicazione continua. La curiosità suscitata da uno dei suoi massimi capolavori, 2001: Odissea nello spazio, è proprio dovuta al lavorìo di sottrazione che Kubrick vi dedicò: inizialmente il progetto originale prevedeva molti più dialoghi e scene decisamente più “didascaliche” (come la sequenza finale, in cui il feto astrale avrebbe dovuto distruggere un anello di bombe atomiche che circondavano la Terra), ma il regista lo “spolpò” gradualmente, creando un flusso di apparente non-comunicazione (l’Universo silenzioso e spettrale) nel quale lo spettatore potesse perdersi. Basti sapere che nelle 2 ore e 40 di film, solo 40 minuti sono dialogati.

Però malgrado i suoi continui sforzi di smussamento del senso di realtà, Kubrick appare ancorato ad un realismo oggettivo, a volte freddo, figlio maturo della sua carriera di fotoreporter: è nota la sua curiosità tecnica, che lo portarono a innovare il cinema stesso (i sorprendenti effetti speciali di 2001, le lenti ad alta velocità della NASA e della Zeiss di Barry Lyndon, lasteady-cam di Shining).

Inoltre, grazie al suo estremo eclettismo, Kubrick riuscì a muoversi agilmente in ogni genere, innovandolo e arricchendolo. 2001: Odissea nello Spazio è considerato uno “spartiacque” nel campo dello SciFi (oltreché uno dei più bei film della storia del cinema), Shining fu pioniere del horror metafisico, Full Metal Jacket ha sconvolto i temi del film di guerra, sottolineando come il soldato sia, essenzialmente, un assassino e affrontando così uno dei temi principali dell’etica kubrickiana, vale a dire la scelta fra il bene e il male. Qui il protagonista impara, infatti, a vivere secondo la propria natura, accettando l’omicidio e la normalità della vita. In Lolita è analizzata la perversione di un uomo che perde la testa per una ragazzina, innamorandosene realmente e mandando all’aria il suo matrimonio per poi perdere ogni cosa. Lo splendido pamphlet (poco più di un’ora e mezza di film) Il dottor Stranamore indaga sornione sull’ambivalenza dell’istinto di conservazione dell’Uomo, perfettamente a suo agio fra sopravvivenza e sterminio degli altri. Arancia meccanica capovolge questo schema mostrando quanto anche nell’insanabile buonismo di una distopica società moderna è necessario per un uomo riuscire ad esprimere la sua libera scelta tra il bene e il male, dovendo scegliere talvolta anche il male per istinto di autoconservazione. Nel film questa possibilità è infatti negata ad Alex che, subìto il “trattamento Ludovico”, è incapace di scegliere il male, per proteggersi, e subisce le angherìe di una società oppressiva, di amici convertiti al “giusto” e di genitori indifferenti.

Naturalmente, il cinema di Kubrick sposa l’idea della perfetta integrazione fra etica ed estetica, sfuggendo così alla facile tentazione di esprimere una morale. Così le immagini e il messaggio si fondono e la valutazione di ciò cui si assiste è lasciata totalmente allo spettatore, grazie anche alla “circolarità” delle sceneggiature (quasi tutte adattate da libri), che prevedono un finale che si avvolge sull’incipit. Alcuni esempi: in Arancia meccanica il protagonista torna esattamente allo stato psicologico di partenza, come se non fosse successo nulla, salvo che è diventato ancora più cattivo e cosciente del fatto che la violenza ha un suo ruolo nella società, purché esercitata “secondo le regole”; in Shining l’edipico Jack Torrance appare, dopo la sua morte, nella galleria fotografica dell’Overlook Hotel, come il guardiano che era lì “da sempre”; Eyes Wide Shut sembra terminare con un risveglio, che incoraggia l’immaginazione a tornare al punto di partenza; l’esempio eccellente di questa ciclicità è poi 2001: Odissea nello spazio, che procede interamente in una mimesi del ciclo della vita (nascita, crescita, morte ed evoluzione in nuova nascita). Sembra fare eccezione Il dottor Stranamore, ma probabilmente si tratta di una fedeltà allo stile comico adottato: qui il film si auto-distrugge, così come era stato preannunciato.

 

Dioniso-Apollo: una lettura diversa della poetica di Kubrick

  « Il superuomo è il filosofo dell’avvenire; è il dominatore della storia, che sta al di là del bene e del male. Tutto ciò che è od è stato, diventa per lui, “un mezzo, uno strumento, un martello”; il suo conoscere è un creare, un legiferare; il suo “volere la verità” equivale a “volere la potenza”. Egli è l’uomo veramente libero, che cerca di dominare tutte le possibilità senza rinunciare ad alcuna, è l’incarnazione della volontà di potenza. Il suo insegnamento aprirà al mondo una nuova era: aprirà la via alla vittoria di Dioniso su Socrate, dell’infinità della vita sull’autolimitazione della ragione. […] Con la sua lotta appassionata Nietzsche ha voluto aprire all’uomo un orizzonte senza limiti; quest’orizzonte, però, si è rivelato infinitamente vuoto.  »
 
(Ludovico Geymonat)
  « Si trasformi l’Inno alla Gioia di Beethoven in un quadro e non si rimanga indietro con l’immaginazione, quando i milioni si prosternano rabbrividendo nella polvere: così ci si potrà avvicinare al Dionisiaco. […] Ai colpi di scalpello dell’artista cosmico dionisiaco risuona il grido dei misteri eleusini: “Vi prosternate milioni? Senti il creatore, mondo?” »
 
(Friedrich Nietzsche)

Si è sostenuta  la possibilità di un evidente parallelismo tra la poetica di Kubrick ed alcuni temi dominanti del pensiero di Friedrich Nietzsche.

L’incipit di 2001: Odissea nello spazio presenta un connubio tra le immagini filmiche e le note di Così parlò Zaratustra (in tedesco: “Also Sprach Zarathustra”) di Richard Strauss [5] Tale musica rappresenta la discesa dalla montagna di Zaratustra che si appresta ad annunciare il proprio messaggio all’umanità; analogamente il film di Kubrick, secondo la chiave interpretativa qui riproposta, sarebbe il mezzo scelto dal regista per manifestare al mondo la propria buona novella.

 

Esposizione della tesi 

  « Se qualcosa può essere pensato, allora può essere raccontato in un film. »
 
(Stanley Kubrick)
  « Alex rappresenta l’umanità in tre modi: è aggressivo, ama la bellezza, si serve del linguaggio. »
 
(Anthony Burgess)

In Così parlò Zaratustra, si presenta l’idea che il genere umano sarà un giorno sorpassato dall’ übermensch, il cosiddetto superuomo. Un tema analogo può ravvisarsi in diverse opere di Kubrick: Il Dottor StranamoreArancia meccanica, e – specialmente – in 2001.

Malgrado la sua dichiarata opposizione al positivismo, Nietzsche si ispira alla teoria della selezione naturale di Charles Darwin, anche se in chiave esistenziale (la vita è una lotta per la sopravvivenza in cui la forza è l’unica virtù, la debolezza l’unica colpa: è giusto – e non solo inevitabile – che sopravviva il più forte, in quanto più adatto, e perciò più degno di vivere). L’evoluzione dell’uomo avrebbe percorso tre stadi, uomo primitivo (scimmia), uomo moderno, e – da ultimo – il superuomo. Per dirla con le vive parole del filosofo tedesco, cos’è la scimmia per l’uomo? Uno zimbello o un penoso imbarazzo. E questo sarà l’uomo per il superuomo: uno zimbello o un penoso imbarazzo. L’uomo è soltanto un ponte tra la scimmia ed il superuomo: ma, per evolversi a tale ultimo stadio superiore, l’uomo dovrà fare appello alla propria volontà, una volontà di procreare o una strada verso la fine, verso qualcosa di più alto e più lontano.

Nietzsche aveva elaborato tale concezione da un suo convincimento: l’animo umano è composto da due parti diverse ma non per questo avverse, simboleggiate dagli dei: Dioniso ed Apollo.

  • Dioniso  era il dio del vino e della baldoria, della vita che cresce, della gioia in azione, dell’emozione estatica e dell’ispirazione, dell’istinto e dell’avventura ed ancora dell’intrepida sofferenza, il dio del canto e della musica e della danza e del teatro.
  • L’antitesi di Dioniso è Apollo, il dio della pace e del tempo libero e dell’armonioso riposo, dell’emozione estatica e della contemplazione intellettuale, dell’ordine logico e della calma filosofica, il dio della pittura e della scultura e della poeticità epica.

Tanto premesso, l’uomo primitivo è dionisiaco nello spirito, guidato dall’istinto e portato a vivere momento per momento, ma carente di abilità intellettuale. L’uomo moderno, viceversa, è apollineo nello spirito, pacifico e calmo, conquistato da democrazia, socialismo e religioni quali il cristianesimo ed il buddhismo. Tutte le vestigia dell’istinto nell’uomo sono state soppresse, riducendolo ad una creatura patetica, nel giudizio di Nietzsche.

Nelle opere di Kubrick, l’idea dell’uomo primitivo è evidente in 2001 e pure in Arancia meccanica. Quanto al primo film, ci riferiamo naturalmente al “segmento” intitolato L’alba dell’uomo, posto in apertura di quella pellicola. Vi ritroviamo infatti l’uomo primitivo che “conquista” l’istinto omicida, simboleggiato dalla comparsa in scena del monolito. Nel libro da cui è tratto il film, l’uomo-scimmia (chiamato Moon-Watcher, ossia colui che guarda la Luna), dopo aver conquistato detto istinto ed ucciso un suo simile, è descritto come il padrone del mondo, ed è attraversato da questo “pensiero”:

Non era tanto certo di cosa avrebbe fatto in seguito. Ma avrebbe pensato qualcosa.

Ecco una nitida immagine dell’uomo primitivo quale creatura dell’azione e del momento: un vero spirito dionisiaco.

In una frase simile dal romanzo A Clockwork Orange (Arancia meccanica), il protagonista (Alex) dice: E adesso che si fa, eh?, indicando di essere anch’egli una creatura d’azione, un uomo legato allo spirito dell’uomo primitivo. Nelle parole di Kubrick, un uomo naturale nello stato in cui è nato, illimitato e non represso. Ulteriore conferma si rinviene in questo spezzone di dialogo dal film, quando Alex dice: E d’un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione.
E l’ispirazione è un tratto dionisiaco. L’amore di Alex per la musica (la gloriosa Nona di Ludwig Van) è pure un esempio di tratto dionisiaco.

In 2001, l’uomo moderno è rappresentato come scientifico, intellettuale e di natura riservata. È una creatura scialba e patetica, cui manca la vitalità dei suoi ancestrali progenitori. Ilpresidente degli Stati Uniti del Dottor Stranamore è parimenti una valida raffigurazione dell’uomo moderno. Intellettuale e velleitario, una testa d’uovo stevensoniana [10], è più interessato alprotocollo che all’azione. Malgrado che quest’uomo sia considerato la persona più potente del globo, in realtà non è che la parodia di Moon-Watcher, che nella sua volontà di potenza si autoproclama padrone del mondo.

Il conflitto tra spirito dionisiaco ed apollineo appare anche in Arancia meccanica, quando Alex riceve il trattamento Ludovico, che è pianificato per diminuire il suo spirito dionisiaco, appunto, e renderlo viceversa maggiormente apollineo. Il vero effetto ottenuto è quello di farlo cadere in un malore “simil-mortale” ogni qual volta riemerga la sua natura dionisiaca. Alla fine del film, egli è “curato” da questo trattamento, ma non è certo divenuto “superuomo”.

 

2001 come massima esemplificazione della tesi 

  « Perché il leone predatore deve ancora diventare un fanciullo?
Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un ricominciare, un gioco, una ruota che gira su se stessa, un primo moto, un santo dire di sì. […]
    

Così parlò Zarathustra. E allora dimorava nella città che si chiama “Vacca pezzata”. »

 
(Friedrich Nietzsche)

Nel viaggio dall’uomo primitivo al superuomo, il monolito sulla Luna in 2001 segna un momento fondamentale. Nella scena con il monolito lunare, il Sole è mostrato direttamente sopra leteste mentre il monolito emette un forte rumore (forse segnala l’arrivo di questo momento). Il momento è descritto da Nietzsche come il mezzogiorno in cui l’uomo sta a metà del suo percorso tra la bestia ed il superuomo… un percorso verso un nuovo mattino, il primo mattino del superuomo.

Il superuomo è raggiunto alla fine di 2001. Nelle scene finali, l’astronauta, David Bowman, giace nel letto di morte. Desidera che il superuomo venga ad esistere prima che lui sia morto.Amo chi anela alla creazione di qualcosa oltre sé stesso, e poi perisce aveva detto Zaratustra. L’idea è altrettanto ben espressa in un altro lavoro di Richard Strauss, un poema sinfonicointitolato Tod und Verklärung (Morte e trasfigurazione). Nella stesura di quest’opera, Strauss disse che era volto a rappresentare la morte di una persona che si è sforzata strenuamente di attingere i più elevati traguardi artistici… Il frutto del suo cammino attraverso la vita gli appare, l’idea, l’Ideale.
Togliamo i riferimenti all’arte ed interpretiamo persona come se fosse genere umano: ecco che questa frase di Strauss descrive precisamente l’idea di Nietzsche, ossia che il genere umano è spasmodicamente teso verso un Ideale, chiamato superuomo, che ciascun uomo vuole inverare prima della propria morte.

In 2001, il superuomo è mostrato come un bambino (nel romanzo La sentinella è chiamato Bambino-Stella). Anche questo proviene da Nietzsche, nelle sue metafore che adombrano le tre metamorfosi  dello spirito dell’uomo. Nella metamorfosi finale, quando l’uomo diviene superuomo, Nietzsche dice che lo spirito sarà come un bambino, perché il bambino è innocenza e oblio, un nuovo inizio. Ed anche lo spirito dionisiaco è un bambino, prima che la società lo condizioni in modo da costringerlo ad uscire da tale stato. In 2001 il Bambino-Stella è anche il rinato David Bowman (ovvero, il genere umano rinato) e ritorna alla Terra nella scena finale. Questo episodio nei termini che usa Nietzsche è descritto come lo spirito ora vuole la sua stessa volontà [12], e chi è stato perduto per il mondo ora conquista il proprio mondo. David Bowman, perduto per il mondo durante la sua Odissea nello spazio, è tornato al mondo per dominarlo.

Ma come sarà, in termini più specifici, il superuomo? Nietzsche disse che sarebbe stato un ritorno allo spirito dionisiaco, qualcosa che scaturisce nel romanzo da cui è tratto 2001, poiché nel paragrafo finale il Bambino-Stella è chiamato padrone del mondo e concepisce il medesimo (primordiale) pensiero attribuito a Moon-Watcher (Non era tanto certo di cosa avrebbe fatto in seguito. Ma avrebbe pensato qualcosa), e questa comunanza di elementare elaborazione mentale unisce idealmente i due soggetti (e le due metafore, ovviamente).
Ma il superuomo sarebbe stato qualcosa di più dell’uomo primitivo, poiché in possesso di quell’intelletto che mancava al primitivo. Nietzsche disse che il superuomo avrebbe richiesto una nuova moralità, perché sarebbe stato al di là del bene e del male. Sarebbe stato un miscuglio di energia, intelletto ed orgoglio, un uomo di raffinatezza ma anche di coraggio e forza, erudito e generale in un unico essere. In altre parole, un filosofo-leader di stampo platonico.

L’idea di Nietzsche potrebbe riassumersi nella lotta intentata dal genere umano per raggiungere un Ideale, l’essere perfetto. Sebbene esistano aspetti di una tale concezione in Arancia meccanica e nel Dottor Stranamore, è 2001 che costituisce il più suggestivo esempio di questa filosofia nei film di Kubrick. È lo stesso autore che dà l’impressione di sostenere questa visione del suo film. In alcune interviste ha infatti detto: l’uomo è l’anello mancante tra la scimmia primitiva e gli esseri umani civilizzati (superuomo?) – ed ha inoltre spiegato che il finale rappresentava l’uomo rinato come un superuomo, che ritorna alla Terra pronto al successivo balzo in avanti nel destino evolutivo dell’uomo.

2001 è visto di solito come un film altamente ambiguo, aperto a molte differenti interpretazioni. Ma, forse, non era stato concepito così. Kubrick ha detto che se qualcosa può essere pensato, allora può anche essere raccontato in un film. 2001 è molto coerente con la filosofia di Nietzsche, perciò forse il film è ambiguo perché era l’unico modo in cui Kubrick avrebbe potuto raccontare in un film il pensiero di Nietzsche.